Facciamo un gioco: ti mando una foto con gli spinaci tra i denti e vediamo se resti

Facciamo un gioco. Facciamo finta che io e te abbiamo 14 anni, abbiamo il nostro posto, allo stesso banco. Io ti ho appena conosciuto e ti ho appena detto che mi piace Taylor Swift e tu mi fai una smorfia. 20 anni dopo siamo ancora insieme, abbiamo attraversato funerali, matrimoni, esami, delusioni, momenti felici e orribili. 

I’m only me when I’m with you, diceva Taylor Swift. 

Mi chiamo Carmen e la mia più grande paura è che la vita piano piano si porti via tutto lasciandomi sguazzare da sola nel tempo che mi resta. Cinico, diresti. Distruttivo, diresti. Leopardiano, diresti. E c’avresti pure ragione. Questa paura nasce esattamente dall’incessante bisogno di vivere dei momenti leggeri e spensierati che sento di non avere mai abbastanza. Ma io sono Carmen e se non ci conosciamo da almeno 10 anni, è molto difficile che riceverai dalla sottoscritta una foto con la mia faccia e gli spinaci tra i denti. 

Io e Taylor Swift abbiamo la stessa età (purtroppo non la stessa RAL), ma i momenti vissuti da lei nel video di I’m only me when I’m with you mi ricordano tantissimo la mia adolescenza, la spensieratezza, tenerezza, inconsapevolezza, innocenza che avevo in quella precisa fase della mia vita. Ma soprattutto il modo in cui ho vissuto le mie amicizie. 

Non ho mai avuto Tinder, quello che conoscono tutti. Non so se si può considerare lo stesso, ma è da circa un anno che sono entrata in alcuni gruppi per cercare… l’amicizia (sto ridendo solo per averlo scritto). Non sto scherzando, in questi gruppi ci sono centinaia di donne che si presentano, propongono uscite, organizzano viaggi o vanno semplicemente a prendersi un caffè. È così difficile avere un amico a 30 anni? Sì, lo è. 

La scintilla del mese arriva dalla questa rabbia: ho voglia di inviare una foto di me con gli spinaci tra i denti. Non vale se sei mia sorella, non vale se sei mio fratello. Non vale se sei il mio partner o amico del mio partner.

Gli spinaci sono una metafora (no, non è vero). Quello che sto cercando di raccontare oggi, attraverso lo sfogo e il pretesto di una canzone è: coltivare un rapporto di amicizia e fiducia sincero e non superficiale con una persona in cui si può essere liberi di essere se stessi richiede tempo ed energie: una chimera. Non me ne faccio niente di un rapporto occasionale, non me ne faccio niente delle uscite e della pizza il sabato sera, non me ne faccio niente degli auguri a natale, pasqua e compleanni.

Io voglio uscire dall’ufficio e venire a farmi lo shampoo a casa tua, voglio portarti le caramelle al miele, voglio che ci guardiamo Bridgerton mentre ci mangiamo le carote, voglio che facciamo quello che fanno Taylor e Amber. Io voglio che ci mettiamo sul divano, andiamo sul sito dell’INPS e calcoliamo la nostra pensione per farci 6 mesi alle Maldive, voglio che andiamo insieme dal dentista a toglierci tutti i denti del giudizio.

Non hai più 14 anni, diresti. Fatti una famiglia, diresti. Sei patetica, diresti. E forse, dico forse, avresti ragione ma ora ti faccio una domanda: hai mai ricevuto una foto di una persona a cui vuoi bene con gli spinaci tra i denti? Beh, se la risposta è no, non sai che ti perdi.  

A 30 anni le persone sono un investimento, molto spesso a fondo perduto. Lo dico con una disillusione lucida, poiché anche io potrei esserlo stata per qualcuno. Quasi sicuramente. I rapporti da adulti molto spesso sono pieni di filtri, regole, versioni editate: siamo tutti stanchi, impegnati, annoiati e saturi con le nostre finte agende piene. La verità è che non voglio qualcuno con cui riempire un’agenda. 

I’m only me when I’m with you è una dichiarazione di fiducia: con te non devo difendermi. Con te non devo fingere di stare meglio di come sto, di essere brillante, interessante, speciale, carina. E lo stesso vale per te. 

È vero, non ho più 14 anni. Ma non credo che crescere significhi rinunciare a questo tipo di intimità. Credo significhi, semmai, sceglierla con più consapevolezza. Difenderla. Pretenderla, anche quando sembra fuori tempo massimo. Forse è proprio questo il punto che fa più paura: che a un certo punto qualcuno mi dica che il tempo per certe cose è finito. Che l’intimità profonda, senza scopo, sia una concessione dell’adolescenza e non un diritto che ci portiamo dietro. Che dopo una certa età si debba diventare funzionali, coerenti, risolvibili.. in poche parole, adulti disillusi. 

Se crescere significa smettere di desiderare questo tipo di legame, allora preferisco restare un po’ indietro. Al banco. Nello stesso posto. Con qualcuno che, dopo vent’anni, se le mando una foto con gli spinaci tra i denti, non mi chiede perché. Ride. E basta.